Blog Le sofferenze della Bessarabia

8. feb, 2019

LE SOFFERENZE DELLA BESSARABIA

LA TESTIMONIANZA DI SILVIANA POZNEAC

La Bessarabia, oggi in gran  parte repubblica Moldova è stata dal 1812 alle grande guerra separata dalla Romania. Questa regione è la parte orientale della Moldavia, che con la Transilvania e la Valacchia costituisce la terra romena, una delle regioni storiche della Romania. La parte occidentale è  rimasta in territorio romeno mentre la Bessarabia dal 1940 e poi dal 1944 entrò a far parte della defunta Unione Sovietica. Oggi come molti sanno la repubblica Moldova è una repubblica indipendente. Molti forti sono i movimenti di coloro che vogliono l’Unione con la Romania. Questi movimenti unionisti sono i il proseguimento ideale e politico di quelle compagini che tra la fine degli anni ottanta e i primi anni novanta riuscirono a proclamare l’indipendenza, a ripristinare la lingua romena, il tricolore romeno, la storia del popolo romeno nelle scuole, al posto della storia russa, e riprendere la toponomastica tradizionale. Tutto ciò non avvenne senza pagare un prezzo altissimo. Infatti ci furono morti, feriti, arrestati vittima della violenza degli occupanti.  Purtroppo è mancato, fino a oggi, l’obiettivo principale del movimento di RINASCITA NAZIONALE la riunificazione con la Romania. Bisognerebbe spiegare il motivo per cui dopo l’indipendenza, avvenuta ad agosto del 1991, non si è ancora realizzata l’Unione (Unire in romeno) con la Romania. Il sistema sovietico non si limitò a sostituire la lingua romena con la lingua russa. Organizzo una vero e proprio lavaggio del cervello. Distrusse la classe di intellettuali locali, molti dei quali fuggirono, deportò diverse popolazioni in Bessarabia e molti romeni in altre regioni della allora Unione Sovietica, falsificò la storia, abrogò la Metropolia di Bessarabia, facente parte della Chiesa ortodossa romena, obbligando i sacerdoti romeni a aderire alla chiesa ortodossa russa .Molti romeni furono rinchiusi nei capi di concentramento in Siberia, ci fu la grande fame : si impose ai contadini di consegnare il raccolto . Il risultato di questo provvedimento fu tremendo ! O si consegnava il raccolto, ma non si aveva più da mangiare, oppure ci si rifiutava e si veniva arrestati. Voglio ricordare numerosi massacri come quello della “Fontana Bianca”. Ancora oggi molte persone sono vittima di questa perversa macchina di snazionalizzazione. Riporto un breve brano della signora Silviana Pozneac una magnifica patriota e insegnante romena della Bessarabia, che ringrazio per avermi permesso la pubblicazione di questo scritto della Bessarabia nella convinzione che le vicende della Sua famiglia possano spiegare ciò che avvenne ed avviene in queste terre. Un’ultima considerazione quando mai le nazioni unite dedicheranno una giornata alle vittime del comunismo ?

“Oggi è l’anniversario, in gran  di mia zia, la sorella di mio padre- Tatiana. Lei è di fatto l’unica parente che ho conosciuto di tutta  famiglia Pozneac proveniente dalla sponda sinistra del fiume Nistro(1). Avrebbe desiderato rispondere in romeno ai nostri auguri, ma non è possibile non è colpa sua... Correva l’anno 1958 nel villaggio Caragas sulla sponda sinistra del Nistro rimasero in casa due bambini : Tudor di 4 e Tatiana di 2 anni .La loro madre (nonna Agripina) partì per il lavoro allora non si poteva evitare il lavoro poiché avendo bambini piccoli  bisognava  rispettare le norme stabilite dalla fattoria collettiva (2):” Non lavori, non mangi”. Questo era lo slogan dei comunisti. La sorte dei bambini non interessava in quanto le madri erano obbligate a lasciarli spesso soli chiusi in casa. I bambini abbandonati in casa diedero sfogo alla loro ingenua curiosità bruciando delle carte vicino alla stufa e i loro strilli allarmarono l’intero villaggio. Per fortuna una vicina intervenne e furono salvati. Questo giorno non fu mai dimenticato da mio padre perché da allora le cose cambiarono radicalmente e nulla fu più come una volta. Dopo questo incidente il soviet del villaggio decise di collocare i piccoli in un orfanotrofio. La madre non poté sopravvivere a questo mostruoso regime ammalandosi a causa delle ingiustizie e delle difficili condizioni di vita. Mio padre fu condotto all’orfanotrofio di Ghidrim ,ma la sorella a Tiraspol (3). All’età di 7 anni papà fu trasferito a Hâncești, Tatiana a Comrat (4). Passarono anni fino a quando si ritrovarono, tra le lacrime  abbracciandosi timidamente si scambiarono alcune parole: lei in russo, un russo insicuro, lui in romeno . Da allora mantennero la vita e l’amore fraterno mediante la carta, scrivendosi lettere piene di affetto e di nostalgia per la mamma. Quando frequentò le scuole papà non trovò più Tatiana essendo lei stata deportata nella regione russa Kostroma . Era una pratica seguita dal regime di inviare gli adolescenti a immatricolarli (a scuola N.D.T.) nelle regioni lontane della URSS, un altro modo di assimilare la gioventù della nazione, un altro modo di distruggere la radici. Papà si indignò che non gli furono comunicate queste intenzioni da parte dell’amministrazione del convitto di Comrat , dormì due notti nell’atrio della scuola fino a quando non scoprì dove la portarono

( non riesco a immaginare come  papà resistette , io scrivo e mi escono lacrime copiose). Seguì una vita attraverso le lettere, lei in russo, lui in romeno. Lei, tuttavia, lascio senza cambiarle le parole di affetto scritte in romeno per riscaldare il cuore ferito in terra straniera, per calmare il cuore ferito dalla mancanza del fratello. Ogni parola in lingua romena aveva l’effetto di riportarla a casa, ma … Chia ascolta il passo di alcuni orfani ? Chi viene a orientare questi passi? Chi gli restituisce la ‘infanzia rubata? Questo era anche un piano diabolico di quel regime (5) per separare e sradicare la stirpe romena. Purtroppo la macchina odiosa maltratta anche oggi le menti non lucide dei miei compatrioti e la manipolazione continua a tenere prigionieri gli abitanti della Bessarabia che non riconoscono la dignità e l’identità romena. Vista l’esperienza vissuta da mio padre un unionista convinto con la schiena dritta  potrei non sentirne la vocazione Come poteri non lottare contro le ingiustizie, contro coloro i quali continuano a tenerci separati? Sono la figlia di mio padre e cosi come afferma la voce del popolo “la foglia non cade mai lontano dall’albero”, lotterò per la giustizia,Riunificazione!   
 Azi este ziua mătușii mele, sora tatei – Tatiana. Ea este de fapt unica rudă pe care am cunoscut-o din tot neamul lui Pozneac de pe malul stâng al Nistrului. Aș fi dorit să ne răspundă în română la urările noastre, dar nu este posibil...și nu este vina ei...
Era vara anului 1958, în satul Caragaș de pe malul Nistrului rămâneau singuri în casă doi copii: Tudor de 4 ani și Tatiana de 2 ani. Mama lor (bunica Agripina) plecase la muncă, pe atunci nu se putea eschiva de la muncă, motivând că ai copii mici, trebuia să îndeplinești norma fixată de colhoz:„ Nu muncești, nu mănânci”- acesta era sloganul socialist. Soarta copiilor nu era un motiv pertinent pentru ei, mamele fiind impuse să-și lase deseori odraslele închise în case.
Copiii lăsați fără supraveghere, din curiozitatea lor naivă, au dat foc unor hârtii de lângă sobă...strigătele lor au zguduit întreg satul. Din fericire o vecină a intervenit la timp și ei au fost salvați.
Ziua aceasta nu va fi uitată de tata niciodată, deoarece din acea zi nefastă, viața a luat o altă întorsătură, nimic nu a mai fost ca altădată...
După acest incident, sovietul sătesc a hotărât plasarea micuților în orfelinat. Mama nu a putut riposta monstruosului regim, îmbolnăvindu-se din cauza acestei nedreptăți și a condițiilor grele de viață.
Tata a fost dus la Orfelinatul de la Ghidirim, iar sora la Tiraspol. La vârsta de 7 ani tata a fost transferat la Hâncești , Tatiana la Comrat.
Au trecut ani până s-au regăsit, printre lacrimi și îmbrățișări timide au schimbat niște vorbe: ea în rusă, el în română și o rusă nesigură. De atunci își așterneau viața și iubirea frățească pe foi, scriindu-și răvașe pline de afectivitate și dor de mamă. 
La absolvirea școlii, tata nu a mai regăsit-o pe Tatiana, ea fiind „deportată” în regiunea Kostroma din Rusia. Era o practică folosită de regim de a trimite adolescenți pentru înmatricularea în regiunile îndepărtate ale URSS, un alt mod de strămutare a națiunii tinere, un alt mod de dezrădăcinare.
Tata a fost indignat ca nu a fost anunțat de intențiile administrației internatului din Comrat, a dormit două nopți pe holul școlii până a aflat unde au dus-o... ( nu-mi imaginez cum a rezistat tata, eu scriu și îmi curg lacrimile șiroaie).
A urmat iarăși viața destăinuită în scrisori: ea - în rusă, el - într-o rusă stâlcită. Dar a lăsat totuși neschimbate cuvintele de dor scrise în română pentru a-i aminti de unde își ia obârșia, pentru a-i încălzi sufletul rătăcit pe meleaguri străine, pentru a-și liniști inima rănită de frate...
Fiecare cuvânt în limba română avea menirea să o readucă acasă, dar... Cine ascultă păsul unor orfani? Cine vine să le îndrume pașii? Cine le întoarce copilăria furată?
Acesta era încă un plan diabolic al acelui regim de a separa și dezrădăcina neamul românesc. 
Din păcate, mașinăria odioasă maltratează și acum mințile necoapte ale compatrioților mei, propaganda și manipularea continuă să țină în prizonierat conștiința basarabenilor ca ei să nu-și recapete identitatea și demnitatea românească.
Din experiența trăită de tatăl meu, un unionist consacrat cu verticalitate, cum pot eu să nu-i urmez chemarea?! Cum pot să nu lupt împotriva nedreptăților, împotriva celor care vor în continuare să ne țină separați?!
Sunt fiica tatei, și așa cum e vorba aia din popor : „Surcica nu sare departe de trunchi”, voi lupta pentru dreptate! Voi lupta pentru ReUnire!
#Unirea

DANILO ZONGOLI SILVIANA POZNEAC

 

NOTE

1)   Oltre il fiume Nistro si trova una regione la Transnistria ,dove vi sono numerosi esponenti degli allora servizi sovietici. Unita dai sovietici all Moldavia oggi è la sede di una autoproclamata Repubblica, non riconosciuta da alcuno Stato, nel cui territorio si trova ancora oggi la XIV armata russa.

2)   Il Kolkhoz era una fattoria collettiva che a differenza del Sovkhoz era di proprietà dei lavoratori e non dello Stato. In realtà era, di fatto, gestita anch’esso dallo Stato.

3)   “Capitale” della Transnistria.

4)   Capoluogo della Gagauzia” una regione autonoma della R. Moldova. I gagauzi sono dei turchi cristianizzati. Parlano anche la lingua turca ma sono quasi completamente russificati.