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19. nov, 2018

PERNIGOTTI : UN’ALTRA AZIENDA ITALIANA CHE DELOCALIZZA.

 

In questi giorni in cui celebriamo la vittoria nella Grande Guerra si consuma, nell’indifferenza quasi generale, l’ennesima svendita del patrimonio produttivo italiano. Chiudono gli stabilimenti di Novi Ligure della Pernigotti. Non scompare il marchio, ma produrrà all’estero. Cosa ancora più grave si perdono, almeno, cento posti di lavoro, senza contare le ricadute sull’indotto .L’azienda nasce nel 1860, con Stefano Pernigotti il quale nella piazza del Mercato a Novi Ligure, provincia di Alessandria, una drogheria specializzata in "droghe e coloniali" e celebre fin dagli inizi per la produzione di un pregiato torrone. Stefano fonda , nel 1868, con il  figlio Francesco, con un capitale di seimila lire, la "Stefano Pernigotti & Figlio" specializzata nelle produzione dolciaria.

La Casa reale concede, nel 1882, un importante riconoscimento. Il re Umberto I concede a questa azienda la qualifica di fornitori della Real Casa. La Grande Guerra potrebbe rappresentare un grave problema per la società di Novi Ligure. Il governo proibisce l’utilizzo dello zucchero, razionato a causa delle restrizioni belliche. La Pernigotti fa di necessità virtù. Aumenta la concentrazione di miele per sopperire alla mancanza di zucchero. Un anno memorabile, nella storia di questa società, guidata dal 1919 da Paolo Pernigotti che sostituisce il padre, comincia la produzione del gianduiotto. Durante gli anni trenta la Pernigotti ottiene molteplici riconoscimenti, anche internazionali, e nel 1935 acquista la ditta cremonese Sperlari e l’anno successivo inizia il reparto gelateria che tutt’ora rappresenta un cavallo di battaglia di questo sodalizio. Il secondo conflitto mondiale non risparmia questa società. Un bombardamento, nel 1944, distrugge la fabbrica, che si trasferisce nella sede attuale presso gli ex magazzini militari.

A Paolo subentra, negli anni sessanta, il figlio Stefano Pernigotti, che nel 1971 acquisisce la Streglio, specializzata nei prodotti a base di cacao. Glii anni ottanta sono caratterizzati da una crisi della azienda costretta a vendere la Sperlari agli statunitensi. Stefano Pernigotti rimane, nel 1995, senza eredi e vende l’azienda al gruppo Averna, che nel 2013 alla famiglia turca Toksoz. Il 6 novembre 2018 costoro annunciano la chiusura dello stabilimento di Novi Ligure. Durante gli ultimi anni i liberisti esaltano il debito. Infatti i titoli di Stato sono debito che viene acquistato soprattutto  da fondi stranieri ; parimenti ci lamentiamo che pochi investono in Italia. In realtà in questo modo diventiamo dei debitori e i profitti delle aziende vanno oltreconfine. I marchi italiani valgono ancora qualcosa e vengono, molto spesso, potati in paesi dove la manodopera è a basso costo. Qualcuno potrebbe obiettare che purtroppo lo fanno anche aziende italiane. Certo ma nel caso di imprese straniere non solo si perde un legame con il territorio, ma anche i profitti vanno in altri paesi.

Quanto lavoro italiano, quante tradizioni oltre ai posti di lavoro si sono già perse e si perderanno ? L’ Italia sta perdendo progressivamente il suo patrimonio industriale. Stiamo diventando una colonia. Il Socialismo Nazionale e l’unico in grado di dare delle risposte. Un governo che si rispetti deve difendere i posti di lavoro, l’italianità delle aziende e nel caso in cui qualcuno volesse delocalizzare la risposta deve essere la Socializzazione : ovvero la gestione e la proprietà delle imprese da parte dei lavoratori. Il resto è capitalismo senza né volto né patria.

DANILO ZONGOLI