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8. mag, 2018

 

La cessione del patrimonio produttivo italiano

18 gennaio 2012 alle ore 18:19

www.rinascita.eu

di Danilo Zongoli

Le brutte notizie, dice la saggezza popolare, non vengono mai da sole. Tutti sanno che negli ultimi lustri l’Italia diventa un paese postindustriale e scompare tra delocalizzazioni e acquisizioni da importanti settori come la grande distribuzione, l’informatica, il tessile e la telefonia e il credito ormai saldamente in mani straniere.

L’Olivetti, l’Italtel e altre aziende italiane, una volta vanto e orgoglio del Belpaese, oggi fano parte dell’archeologia industriale e i giovani ne ignorano addirittura l’esistenza. Siamo orami diventati un polo di meri consumatori. Nonostante le pressioni della Unione europea e dell’alta finanza ci ostiniamo a mantenere una quota della proprietà dell’Eni ma ci penserà presto il governo Monti. La stessa compagnia di bandiera, l’Alitalia, viene ceduta ad una cordata di imprenditori tra cui Colaninno che già era in prima fila nella privatizzazione Sip/Telecom, al netto dei debiti, e attualmente l’unico azionista che si occupa del trasporto aereo è Air France, la quale quando scadranno i quattro anni, duranti i quali non si possono vendere le quote, probabilmente acquisirà il controllo della Compagnia; cosa del resto già avvenute, sempre con i francesi, nel campo della grande distribuzione alimentare vedi Auchan e Carrefour.

Nonostante quello che sostengono i liberisti di destra e sinistra non è vero che per esempio in Francia le aziende italiane godano della stessa libertà anzi... Purtroppo questa cessione del patrimonio produttivo italiano non accenna a fermarsi. Dopo che, a dispetto delle belle parole, il governo Berlusconi non sia riuscito a mantenere la Parmalat in mani italiane ecco altre due notizie che debbono fare riflettere.

Lo storico gruppo della nautica Ferretti diventa cinese e le terme di Fiuggi vengono comperate da una società britannica.

Inoltre l’esecutivo Monti pensa alla liberalizzazione del servizio postale che aprirebbe la strada a operatori stranieri.

Vediamo da vicino queste realtà.

La località termale di Fiuggi, nella provincia di Frosinone, ha origini antichissime. Il territorio verso valle di questa cittadina ciociara era ricoperto, sin dalla preistoria, da un lago. A questo si deve l’origine della famosa acqua termale. L’uso terapeutico delle acque di Fiuggi è molto antico. L’acqua, imbottigliata e venduta in tutto il territorio nazionale, scaturisce da sorgenti che originano tra i boschi di castagno e rappresenta un’ottima cura per la calcolosi renale. Fiuggi è un importante centro turistico e culturale, apprezzato in Italia e nel mondo, e possiede molti impianti di pregio. Ma negli ultimi decenni la cattiva gestione dell’impianto termale ha messo in ginocchio la cittadina ciociara e, come ha informato il Messaggero, l’impianto di imbottigliamento è pignorato dal giudice. A rischio centinaia di posti di lavoro. Don Vincenzo Galli parroco della chiesa Regina Pacis, proprio accanto alle fonti auspica che : “Si riesca presto a trovare una soluzione”.

I più anziani ricordano, certamente, la pubblicità dell’acqua Fiuggi a Carosello, con il tormentone: Fiuggi vent’anni di meno, che diventa uno dei simboli dell’Italia del cosiddetto miracolo economico. Purtroppo l’Italia della sedicente Seconda Repubblica ci ha condotto quasi a sentire nostalgia della Prima, dove almeno esisteva un minimo di Stato sociale, anzi: di Stato.

Veniamo ora al gruppo Ferretti. Questa società acquisisce nel 1998 i Cantieri Navali dell’Adriatico. Il gruppo di Norberto Ferretti compra uno dei maggiori esponenti della nautica di lusso. Secondo “La Repubblica” il gruppo Ferretti fattura duecento milioni, ma in dieci anni il valore sale a quasi un miliardo. L’azienda sarebbe stata comprata da fondi di investimento mediante la mediazione di vari e molteplici mediatori, o come si dice nella lingua di Obama, “advisors”, bancari come Mediobanca, Goldman Sachs, Merill Lynch, Lazard, Citigroup e Rothschild, i quali portano a casa delle lucrose commissioni. Dopo ogni acquisizione sale il valore dell’azienda ma sale anche il debito fino ad arrivare a livelli intollerabili. Quindi Ferretti e la sgangherata Royal Bank of Scotland, che finanzia l’acquisizione del gruppo da parte del fondo Candover, decidono di vendere il settantacinque per cento dell’azienda ai cinesi del Shandong heavy industry group di Shangai.

Adesso la bandiera della Repubblica Popolare Cinese “sventola” sui cantieri della Ferretti.

La vicenda è esemplare. Possiamo considerare queste vicende come una metafora dell’Italia e dell’Europa attuale, ovvero di una Europa fatta di privatizzazioni, signoraggio bancario, Goldman Sachs ecc. Una gestione, forse non sempre impeccabile, disinvolta, giochi di borsa e mediazioni finanziarie portano un gruppo di grande tradizione sull’orlo del collasso.

Le ragioni della produzione divorziano dalla gestione dell’impresa e infine arrivano i cinesi, ma che succederà domani? Chi tutelerà i lavoratori: ovvero coloro i quali portano il gruppo alla posizione di prestigio in Italia e nel mondo?

Le stesse considerazioni si possono fare per lo stabilimento termale di Fiuggi. Qualcuno può obiettare ma qual è l’alternativa? In realtà l’alternativa esiste! La soluzione del problema è la socializzazione delle imprese, ovvero imprese di proprietà e gestite dagli stessi lavoratori; il resto è solo liberismo e giochi dell’alta finanza.