precariato

7. apr, 2018
7. apr, 2018
7. apr, 2018
Ripubblico un articolo apparso su "Rinascita diversi anni addietro.  
 IL SIGNORAGGIO ALLE ORIGINI DEL PRECARIATO DI MASSA
 
 
I padri romani dicono repetita juvant, ma probabilmente le lezioni non servono a nulla. Nonostante le batoste elettorali si rivede, anzi si risente, l’ineffabile Brunetta.
Il ministro Brunetta sembra che abbia dichiarato, secondo quanto riferito da “Il Messaggero”, riguardo i precari: “Si alzino alle 5 e vadano a scaricare cassette ai magazzini della frutta”.
Queste dichiarazioni, che non hanno bisogno di commenti, si possono comparare con quelle del defunto Padoa Schioppa sulle tasse e i bamboccioni. La classe politica del Pd, con e senza elle, vive ormai in un mondo a parte avulsa dalla nazione. Incapace di risolvere i problemi si abbandona a dichiarazioni incaute ed autolesioniste.
Relativamente a Brunetta il suo operato non porta a nulla e l’efficienza della Pubblica amministrazione non sembra che sia migliorata più di tanto. I cambiamenti, dovrebbe sapere Brunetta, non si possono fare a costo zero! L’attuale esecutivo blocca gli aumenti contrattuali e gli scatti di anzianità dei dipendenti statali e poi pretende maggiore efficienza. Per non parlare del precariato, prima limitato nel comparto pubblico al solo mondo della scuola ma ora esteso all’intero settore che, certamente non contribuisce a motivare i dipendenti. Riguardo al precariato, del resto, il Pd procede nella medesima direzione. Infatti proprio il governo di Romani Prodi introduce il precariato con il pacchetto Treu e questa deleteria politica continua, fino a oggi, con la Legge Biagi. Certamente un dipendente con il contratto bloccato, senza scatti di anzianità oppure, ancora peggio, precario per anni non può essere motivato. Come risponde il ministro con le faccine con cui l’utente esprime la propria soddisfazione sul servizio dell’amministrazione. Senza parole.
La questione è un’altra. Sfugge ai politici un dato fondamentale. Non comprendono o meglio fanno finta di non comprendere il perché di questa crisi globale. Certamente numerose crisi, oltre a quella famigerata del 1929, colpiscono periodicamente l’economia mondiale. Questa crisi, però, è caratterizzata da un elemento peculiare che non troviamo in quelle precedenti: il precariato di massa. Non mi sembra inutile ripercorrere, a brevi linee, l’origine del fenomeno. Come tutti sanno l’inizio è negli Stati Uniti dove vengono concessi mutui senza alcuna garanzia. Ci si deve chiedere perché? E perché gli Stati Uniti sono più colpiti dell’Europa? La risposta non è difficile. Le banche prestano il denaro e normalmente chiedono delle garanzie. I problemi nascondo quando, seguendo i modello del turbocapitalismo angloamericano, il precariato diventa la norma e non l’eccezione. L’unione europea subisce meno danni perché in essa prevale il cosiddetto modello renano dove c’e un maggiore intervento dello Stato.
Quindi le banche sono “costrette” a prestare soldi senza alcuna garanzia. Tanto non perdono nulla in quanto, nel caso degli immobili, dopo aver spremuto il debitore fino a che è possibile recuperano il bene e come nei casi di Parmalat, Cirio, bond argentini etc. scaricano sui risparmiatori le eventuali sofferenze. Il danaro ha bisogno di circolare velocemente e riprodursi a qualsiasi prezzo fino ad arrivare al denaro elettronico e virtuale. Gli istituti di credito prestano del denaro che non possiedono e repentinamente la valuta crea altra valuta. Le carte di credito, il credito al consumo, i mutui ipotecari sono uno strumento per trasformare tutti in debitori. Qui entriamo nel campo del signoraggio. Il sistema è malato e non si può riformare. E’ più che chiaro un fatto: la vera causa della crisi è il precariato che impoverisce la popolazione e arricchisce i poteri forti ovvero le banche le finanziarie e i signori del denaro.
I soloni di Bruxelles, ovvero l’unione europea invece di aggredire il problema chiedono maggiore flessibilità ovvero maggiore precariato. Parafrasando Cicerone possiamo Usque tandem Ue abutere patientia nostra? (Fino a quando Ue abuserai della nostra pazienza?). Certamente la pazienza sta per finire. Lo dimostra la rivolta popolare in Grecia dove il popolo strangolato dai poteri forti esprime nelle piazze il proprio sdegno.
L’attuale società, purtroppo, manca di una propria identità nazionale e di una coscienza sociale. Le principali forze politiche a livello europeo e mondiale accettano il capitalismo e il pensiero unico statunitense. Nessuno mette in discussione il dogma della flessibilità. Tutti fingono di non capire che con salari bassi e non sicuri non può rinascere l’economia. Siamo tutti più poveri e logicamente calano i consumi. La globalizzazione sta distruggendo il benessere di tutti i popoli. Ritornando a Brunetta non mi sembra inutile fare un’osservazione. Il ministro e i suoi collaboratori, staff nella lingua di Obama, usa frequentemente termini anglosassoni, peraltro facilmente traducibili, in un modo da rasentare il ridicolo come customer satisfaction oppure problem solving a testimonianza della sudditanza psicologica e culturale che la classe politica italiana del secondo dopoguerra ha nei confronti del paese di Obama da quando De Gasperi, oggi quasi santificato, si reca negli Stati Uniti a prendere ordini. Non è un caso che la perdita dell’identità nazionale va di pari passo con l’assenza di giustizia sociale. Altro che alzarsi alle cinque del mattino per portare le cassette della frutta, la soluzione è un’altra!
La soluzione è una visione del mondo che unisca l’identità nazionale e il socialismo. Quel socialismo di cui parla Francesco Saverio Merlino: “Il prevalere degli interessi generali su quelli particolari”, un Socialismo che non può prescindere dalla Nazione. La soluzione è il Socialismo Nazionale: il resto è precariato, colonizzazione a stelle e strisce, dominio delle banche e dei signori del danaro.

 DANILO ZONGOLI