5. dic, 2017

Testo

 

L’AUDACIA DI ANDARE OLTRE GLI SCHEMI

 

Il Socialismo nazionale è la capacità di andare oltre le barriere ideologiche della borghesia capitalista e del comunismo internazionalista. Oltre una destra che difende solo gli interessi del danaro e oltre la sinistra, che un tempo separava i valori della GIUSTIZIA SOCIALE da quelli della PATRIA, che oggi è quasi una fotocopia della destra classista. Il mondo viene governato da due componenti molto simili : una teoricamente vagamente conservatrice e l’altra che finge di occuparsi dei problemi dei lavoratori. Le cose in realtà sono molto diverse. Entrambe gli schieramenti sono liberisti, filoamericani e conformisti. Possiamo parlare non di alternativa, ovvero di partiti o movimenti che realizzano una politica radicalmente differente da chi li ha preceduti, ma di alternanza, dove cambiano i membri della classe dirigente ma non la politica, questo è il dramma dei nostri tempi. Già Mosca e Pareto avevano bene descritto questo fenomeno . La cosìddetta internazionale socialista non affronta la questione fondamentale del socialismo : la redistribuzione della ricchezza. Come efficacemente dice Benito Mussolini riguardo ai riformisti “vogliono l’alternativa nel sistema non l’alternativa al sistema”.

Oltre le maschere, logore e stantie, della destra e della sinistra del sistema si eleva il SOCIALISMO NAZIONALE. Quando vedo delle folle che festeggiano la vittoria elettorale di esponenti elettorali del centrodestra o del centrosinistra in Europa o negli Stati Uniti penso o sono pagati oppure sono degli ingenui. Bisogna comprendere che non si può amare la propria Patria e tollerare che i propri compatrioti muoiano di fame e neanche il contrario. Inoltre come si può predicare la giustizia sociale e ignorare la SOVRANITA’ MONETARIA. Uno Stato che non ha la Sovranità monetaria non può essere prospero. Non potendo stampare moneta è costretto a farsela prestare dalle banche. Tutti i cittadini sono quindi debitori delle banche e sono obbligati a cedere i propri beni in cambio di banconote che in realtà sono dei semplici pezzi carta non garantiti da nessuno e, come dimostrano le gravi crisi finanziarie, possono da un momento all’altro perdere gran parte del proprio valore. Ezra Pound ci insegna che qualora il SIGNORAGGIO, ovvero il guadagno di chi stampa la moneta al netto delle spese di emissione, non spetta allo Stato ma a un privato costui diviene il vero capo dello Stato.

Bisogna tornare alle origini del pensiero nazionale e costruire una società che difenda gli interessi dei lavoratori e la sua cultura e il prestigio nel mondo. Il lavoro deve essere inteso come uno strumento di sviluppo, materiale e spirituale, della comunità nazionale. Torniamo alla Carta del Carnaro, alla socializzazione delle imprese. Il lavoro, che comprende tutti i lavoratori non solo gli operai ma anche gli impiegati e i dirigenti, è più importante di chi detiene una quota del capitale. Quindi le aziende devono essere di proprietà e gestite dai lavoratori. Non ha alcun senso il modello Nordeuropeo nel quale i lavoratori partecipano alla gestione delle imprese ma il capitale rimane nelle mani dei datori di lavoro che si spartiscono gli utili. Infatti non significa nulla coogestire una azienda mentre gli utili vanno a chi detiene il capitale sociale. Irrilevante e anche il modello di alcune multinazionali d’oltreoceano nelle quali alcune quote azionarie sono dei lavoratori ma la gestione spetta quasi esclusivamente ai detentori del capitale. L’Italia era più avanti. Nel settembre del 1943 il manifesto di Verona, poi convertito in legge nel 1944 prevede sia la partecipazione dei lavoratori agli utili che alla gestione della aziende. Una lontana eco è presente anche nell’articolo 46, mai attuato, della costituzione vigente che recita : “Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.”

Considero inoltre del tutto inutile il modello delle cooperative”rosse”. Infatti la proprietà non è solo dei lavoratori ma anche di soci che detengono solo il capitale. Non ha dato un buon risultato neanche il modello delle banche popolari, tipo la Banca Popolare di Vicenza, dove se è vero che ogni voto di un socio vale lo stesso a prescindere dalla quota di capitale detenuta. I voti si contano e si pesano e come dimostrato dall’epilogo disastroso di alcuni istituti di credito li potere decisionale rimane nelle mani degli oligarchi. Con l’Audacia di superare la finta antinomia tra NAZIONE e SOCIALISMO possiamo tornare protagonisti del futuro.

DANILO ZONGOLI