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28. nov, 2016
  • LE USANZE E LE TRADIZIONI POPOLARI ROMENE

Il romanticismo in opposizione al freddo razionalismo dell’illuminismo riscopre le tradizioni e le usanze popolari. Riscopre qualcosa di sacro che rappresenta l’anima di un popolo. Il valore delle tradizioni è particolarmente radicato in Romania. Il folclore non è un fenomeno commerciale, come in Italia, ma profondamente radicato nell’anima del popolo. Il mondo di cui fanno parte i contadini romeni è sempre ricco di abitudini e tradizioni. Assistere a un matrimonio tradizionale è sicuramente un’esperienza indimenticabile ce ci introduce in un modo ricco di ideali di musica popolare e di abiti tradizionali stupendi.

Le tradizioni sono qualcosa di fondamentale nella vita sociale. I romeni fanno dei grandi sforzi per conservare l’abito nazionale ( portul romanesc), le danze popolari, l’architettura, ovvero la tradizione popolare romena. La sopravvivenza del popolo romeno è un vero miracolo. Circondato da russi, altre popolazioni slave e ungheresi riesce a mantenere la propria identità. Molti turisti che visitano la Romania, compresa la Bessarabia (oggi repubblica Moldova) e la Bucovina del Nord ( oggi appartenente all’Ucraina) rimangono colpiti dalla bellezza dei costumi tradizionali. Particolarmente apprezzate sono le camicette tradizionali ie. Non si tratta solo di moda ma di una visione del mondo di una concezione di vita. Ogni scuola, ogni villaggio hanno il proprio gruppo folcloristico. La Bessarabia, ovvero la parte orientale della Moldavia occupata dai russi nel 1812 fino al 1918 ed entrata a far parte della disciolta Unione Sovietica fino all’agosto del 1991 conosce, nonostante il terrore sovietico, una stagione di rinascita nazionale alla fine degli anni ottanta del secolo scorso. I sovietici non riescono ad assimilare la maggioranza romena della Bessarabia anche grazie al canto popolare, agli abiti tradizionali, alle poesie e alle usanze del mondo contadino romeno. La popolazione della Bessarabia, come gli irlandesi, canta le canzoni tradizionali, recitano le poesie, durante il periodo natalizio intonano le colinde ovvero i canti di Natale. Queste usanze sono presenti non solo in Bessarabia, oggi Repubblica Moldva ma in tutto il mondo romeno. Nulla può il comunismo contro il valore delle tradizioni popolari. Il folclore esiste in Transilvania, dove dal 1866 alla Grande Guerra gli ungheresi cercano di assimilare il popolo romeno percorre tutta la Romania storica fino ad arrivare alla Transnistria. La Transilvania rappresenta la parte occidentale della Grande Romania (nata dopo la prima guerra mondiale a Alba Julia il primo dicembre 1918) mentre la Transnistria l’estremo confine orientale della Grande Romania (Romania Mare) liberata dal Maresciallo Antonescu, alleato dell’Italia e della Germania durante la seconda guerra mondiale, ma annessa in seguito alla allora Moldavia che gravita nell’orbita sovietica. Proprio in questa zona, ufficialmente appartenente alla Moldavia ma di fatto governata da un governo neocomunista filo russo, le tradizioni romene non scompaiono. I licei in lingua romena, come l’Alexandru cel bun di Tighina e il Liceo Lucian Blaga di Tiraspol , dove la professoressa Raisa Padurean organizza uno dei gruppi folcloristici più apprezzati, sono dei centri di diffusione della cultura tradizionale romena.

I giovani che chiedono l’unificazione della Bessarabia con la Romania spesso si vestono con gli abiti tradizionali e certamente non è un caso. La cultura tradizionale è un antidoto contro la globalizzazione che vuole distruggere i valori nazionali, farci dimenticare le nostre radici ,che resistono da secoli, e trasformare l’intero pianeta in una enorme società multietnica, senza né volto né Patria, sul modello degli Stati Uniti d’America. Dove non ci sono più le tradizioni, le usanze  i valori nazionali rimane solo l’alta finanza. Partendo dall’immaginario collettivo del mondo romeno le differenze di classe, di nascita si annullano, nasce una nuova classe dirigente che si ispira ai valori della stirpe che vuole conciliare la Nazione e la Giustizia Sociale. Voglio concludere citando un brano tratto da un articolo di uno dei più importanti intellettuali della Romania interbellica Mircea Eliade  il 23 gennaio 1938 sul giornale romeno “ Vremea” (tempo in italiano) :” Al posto dell’aristocrazia del sangue, la legione crea una nuova artistocrazia dello spirito” (al posto  dell’aristocrazia del sangue la legione crea una nuova aristocrazia dello spirito) e poi “  Un’altra aristocrazia ha preso il posto delle classi dirigenti romene delle epoche gloriose … Siamo in presenza di un giovane di pura origine rurale . Ma sono caduti tutti i complessi di inferiorità che opprimevano la classe contadina “ ( O alta aristocratie a luat locul elitelor romanesti din epocile glorioase … Suntem fata a fata cu un tineret de curata obarsie rurala. Dar au pierit toate complexele de infreioritate  care apasau asupra clasei taranesti).  

DANILO ZONGOLI