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1. lug, 2018

 

COTTARELLI E IL DEBITO PUBBLICO

 

Carlo Cottarelli, 64 anni anto a Cremona, ex Banca d’Italia e Eni, già direttore del Fondo Monetario Internazionale e commissario alla spending rewiev del governo Renzi prova nostalgia per l’austerità di Monti. L’economista di Cremona, detto mister forbici, oggi dirige una struttura, fondata nel novembre 2017, ovvero l’osservatorio sui conti pubblici italiani. L’osservatorio è finanziato da Deutsche Bank, Intesa San Paolo, il gruppo statunitense  Oliver Wyman e l’Università cattolica. Cottarelli è salito all’onore delle cronache non

solo per avere collaborato con Renzi, ma anche per l’incarico fantasma ottenuto dal Presidente Mattarella dopo lo stallo politico verificatosi dopo la vicenda Savona. Un recente studio dell’osservatorio, pubblicato proprio all’indomani della fine del Consiglio europeo, tratta del debito pubblico italiano. Sebbene il nostro rapporto deficit pil sia passato dal 116,5 della fine del 2011 al 131,8 dell’ultimo periodo del 2017, cessando di crescere dopo il 2017, e, il Governo Monti rimase in carica dal novembre 2011 al marzo 2013, quindi è aumentato solo durante il governo Monti , il giudizio su questo governo è per l’osservatorio molto positivo.

Logicamente una politica economica di austerità aumenta il debito perché diminuiscono i consumi e lo Stato incassa meno sia come imposte indirette, vedi IVA, sia come imposte dirette. L’osservatorio, nonostante l’evidenza dei fatti, la pensa diversamente. Infatti scrivono .” senza la stretta fiscale del 2012 il rapporto tra debito e pil sarebbe aumentato più rapidamente e sarebbe attualmente tra il 142 e il 145 per cento.” Se qualcuno avesse nostalgia del governo Monti lo chieda agli esodati, ai pensionati e ai lavoratori precoci. Le politiche di rigore hanno fallito non solo in Italia. Senza la ripresa dei consumi non ci può essere un rilancio dell’economia. La cura risulta essere peggiore del male.

Bisognerebbe porsi una domanda. Dove sono andati i soldi persi da gran parte della popolazione durante la crisi? Quale tipo di economia ha tratto dei vantaggi? Sicuramente se qualcuno perde qualche altro guadagna. La risposta non è difficile. Guadagna l’economia finanziaria, le banche i monopolisti e le grandi multinazionali.

Nel mondo bancario è in atto  un fenomeno che gli economisti chiamano ristrutturazione. Le banche più grandi in Italia e nel mondo assorbono quelle più piccole.  Per esempio, in Italia, ci sono due colossi che , probabilmente, nel giro di qualche lustro fagociteranno  quasi tutte le altre : Unicredit e Intesa S. Paolo. A loro volta lo stesso fenomeno si verificherà in Europa. Il commercio elettronico è in gran parte in mano ad Amazon e anche molti centri commerciali, che una volta facevano la parte del leone nel commercio nostrano, sono in crisi e alcuni chiudono. Resiste solo il settore alimentare , ma fino a quando? Ormai in atto un processo di concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi soggetti. La crisi di liquidità favorisce queste tendenze in quanto avendo meno disponibilità si acquistano un certo tipo di prodotti a scapito della qualità e, a volte, anche della salute. Forse questo è quello che vuole l’ex direttore del Fondo Monetario internazionale ?

Mi è capitato più volte di ascoltare in televisione il professore Cottarelli e di sentire che alcune cose, a mio giudizio, sacrosante come l’abolizione della Legge Fornero non si possono fare perché non ci sarebbero le risorse. Certo perché non abbiamo la Sovranità Monetaria. Gli economisti legati ai poteri forti a questo punto agitano la spauracchio dell’inflazione. Rispondo con alcune parole di Ezra Pound :” La vera inflazione non comincia se non quando li denaro ( titoli quantitativamente determinati) è emessa contro beni o servizi che non possono essere consegnati , o quando è emesso in quantità eccedenti la richiesta per beni o servizi disponibili.”

DANILO ZONGOLI