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19. apr, 2017

 

ALITALIA : VOTO CON IL RICATTO DELLA DISOCCUPAZIONE. L’UNICA SOLUZIONE E’ LA SOCIALIZZAZIONE !

 

 

L’aviazione italiana durante il fascismo compie notevoli progressi. La regia aereonautica militare viene alla luce nel 1923 e nel 1932, nel decennale della marcia su Roma, viene organizzata dal comandante Italo Balbo la crociera transatlantica. Il 16 settembre 1946 nasce in Roma la compagnia di bandiera ovvero l’Alitalia  il cui logo è una freccia alata. Le prime assistenti di volo entrano in servizio nel 1950 adottando la celebre divisa verde disegnata dalle sorelle Fontana. Sono anni duri ma l’Italia rinasce dalle macerie della guerra. La flotta viene completamente rinnovata nel 1949. Le olimpiadi di Roma del 1960 permettono il salto di qualità della Compagina di bandiera. Gli anni cinquanta e sessanta sono gli anni del miracolo economico. Alitalia cresce assieme all’economia  diventando una delle eccellenze italiane.. La compagnia dimostra di essere una delle più sicure del mondo e i piloti italiani sono molto apprezzati. Non sono tutte rose e fiori. La partitocrazia della “prima repubblica” mette le mai sulla compagnia che comincia a perdere denaro. Il declino economico italiano influisce sulla prosperità di Alitalia. L’azienda viene posta in amministrazione controllata. Il 12 dicembre 2008, dopo il fallimento della trattativa con Air France sostenuta da Romano Prodi, ma osteggiata dal governo Berlusconi in nome dell’italianità, la compagnia viene acquisita dalla C.A.I. In realtà non si può parlare di italianità perché questa compagnia composta da azionisti che non sono esperti del settore vende il 25 per cento al gruppo Air France KLM. Tra i soci di questo gruppo ci sono, tra gli altri,  Unicredit e Intesa S. Paolo che, come spesso succede, si trasformano da creditori in soci, Roberto Colaninno( tramite IMMSI spa), il gruppo Benetton, e il gruppo Marcegaglia. Uomini e gruppi dell’alta finanza protagonisti di altre privatizzazioni, come quella della ex compagnia telefonica di Stato SIP, il cui esito non è stato certamente positivo. Il 13 gennaio 2009 cambia il suo nome da CAI in Alitalia. Lo Stato si assume l’onere dei debiti della vecchia compagnia. Quindi i privati fondano una nuova compagnia, mentre i debiti sono a carico della collettività e effettuano numerosi licenziamenti. Nonostante questo dopo qualche anno la compagnia è di nuovo in crisi. Viene sfatata la leggenda che lo Stato produca debiti e il privato profitti. Il governo Renzi, per evitare l’inizio della procedura di fallimento, inietta nuova liquidità facendo diventare azionista poste italiane, allora, proprietà al cento per cento del Tesoro. Anche questa volta non serve a nulla. Si verifica una nuova crisi e nuovi licenziamenti. In zona Cesarini  per usare una metafora calcistica, la compagnia viene salvata con l’ingresso della compagnia araba Etihad. Il 1 gennaio 2015 viene costituita una nuova società partecipata al quarantanove per cento da Etihad. Tanto “per cambiare” per l’ennesima volta quella che fu la compagina di bandiera ha i conti in rosso. Alitalia non è una compagnia a basso costo come Rayan air, e neanche possiede quella qualità che la contraddistingue fino agli anni ottanta. Non è attrattiva né per chi volesse risparmiare né per chi cerca l’eccellenza. Seguendo l’esempio di Marchionne con la ex Fiat è stato proposto un nuovo piano che prevede licenziamenti riduzione di stipendi e altre amenità. Viene sottoposto ai lavoratori un referendum, Marchionne insegna, con il quale sostanzialmente si dice ai lavoratori o ratificate questo piano lacrime e sangue o perdete il posto di lavoro.  Considerando che Lo Stato è intervenuto accollandosi i debiti, che stiamo ancora pagando, pagando la cassa integrazione e con l’intervento di poste italiane e il risultato è stato un fallimento e nuovi licenziamenti. La soluzione è un’altra . Intervenga lo Stato e la Compagnia diventi di proprietà dei Lavoratori. La soluzione è la SOCIALIZZAZIONE, il resto è un becero capitalismo.

DANILO ZONGOLI

 

 

 

 

 

 

12. apr, 2017